Splinder (10/05/2008) Speciale Festa della Mamma - ebook omaggio dal Pratico Mondo In occasione della Festa della Mamma il Pratico Mondo è lieto di annunciare la nuova opera di Maria Serena Peterlin : Frammenti Materni Riflessioni,racconti e poesie sopra l'universo materno ...Abbiamo attraversato un troppo lungo periodo di anni in cui si è fatto di tutto per far perdere significato e Leggi ancora...
Splinder (10/05/2008) Speciale Festa della Mamma - ebook omaggio dal Pratico Mondo In occasione della Festa della Mamma il Pratico Mondo è lieto di annunciare la nuova opera di Maria Serena Peterlin : Frammenti Materni Riflessioni,racconti e poesie sopra l'universo materno ...Abbiamo attraversato un troppo lungo periodo di anni in cui si è fatto di tutto per far perdere significato e Leggi ancora...
Splinder (09/04/2008) Immagine: Wikipedia Io vidi dal ponte della nave I colli di Spagna Svanire, nel verde Dentro il crepuscolo d’oro la bruna terra celando Come una melodia: D’ignota scena fanciulla sola Come una melodia Blu, su la riva dei colli ancora tremare una viola... Leggi ancora...
Ci sono cose che il tempo confina in te, ci sono fatti, immagini, sogni, che l'ipocrisia ti impedisce di dire e c'è un colmo interiore, un gas che tenta di uscire. C'è l'illusione che questa società possa farti parlare, ma ti accorgi che le tue parole s'infrangono nell'aria notturna; rimani ore a parlare con la tua città, finché riversi gocce del discorso su di un sudicio biglietto raccolto su quelle scale, che seguirà la sorte degli altri, accocolati ai piedi di quel lampione al Campidoglio.
Sì! Lì c'è il nostro dire, i nostri dolori, e quella ormai immancabile adolescenza, nascosta tra quelle fessure, un nuovo cuore disciolto nella distrazione cittadina. C'è un ricordo, una convinzione pian piano defunta, che il "Tema" fosse una chiave per aprire un contatto con il mondo e tutto ciò che il tema ascoltava, lo sentivano tutti. Ora so che il tema è più buio del nostro io, in esso fallisce il senso dello scrivere, in esso si sprecano parole e il pensare rimane circondato dal nulla. E quale più amara sorte se non quella di mancare il compimento di uno sperato significato?
E giacciono in qualche modesto luogo i propri sbadigli di felicità, e quei francobolli di dolore, muti e senza domani in attesa che qualche loro simile li raggiunga in quel letargo eterno.
Eppure quando incontro un foglio di carta, la mia penna vuole scrivere, perché quel gas vuole uscire, ormai stanco di leggere la tristezza negli occhi della gente e tacere al cospetto del mondo. Ho mille cose in testa, ognuna diversa, intensa, ognuna con pari desiderio di uscire e di gridare, mentre sono costretto nella "tortura", a spiegare cos'è la "tortura", e tutto al fine di, tutto per riuscire a raggiungere la sufficienza, per vedere scritto il 6 accanto a queste parole. Ma io sono convinto che il pensiero umano sia più importante di qualsiasi 10. Così fatta la scuola è sbagliata. E' assurdo che io abbia a perdere due, quattro o anche sei ore, per scegliere tra le parole che gli anni, hanno impresso, quelle giuste, perché possa raggiungere un numero.
Vorrei ora volar via, raggiungere un prato e sdragliarmi, guardando negli occhi il sole, senza che nessuno possa raggiungermi con il suo vociferare. Vorrei ceh anche lei volasse da quella allagata città, per raggiungere quella candida spiaggia verde e posasse quel suo sorriso sopra i miei occhi chiusi. Vorrrei che la mia amata città mi rispondesse, vorrei occhi liberi da lacrime, ma non posso avere che un foglio di carta come una distesa di neve che aspira a farsi calpestare.
O foglio d'immancabile luce, o tana della mia soggettiva verità, a te mio ultimo ascoltatore, porgo queste parole, come fiori su una tomba ormai svuotata, a te dedico i miei pensieri in queste ore, perché tu sia riempito e non rimanga astratta neve bianca. La neve che dà rappresentanza ad un modo di vivere, quello senza occhi che brillano, senza aliti speranzosi di cogliere l'armonia della luna, in mezzo al mare dell'incanto, ove ogni voluta cosa riesce ad esssere compiuta.
Parole, cose che riescono anche nella favola ad essere scontate, che riescono a distruggere tutto quello che gli occhi hanno creato. Ma in fondo è anche peggio, quando esse non riescono a sortire, quando gli si impone di tacere in cuore al cuore..
E continuare a sprecarne di nuove, è il compito di noi studenti.
Splinder (04/03/2008) A Roma si è comunque pendolari o motociclisti. Il cittadino per arrivare in orario al lavoro deve uscire alle sette. Dopo quell’ora (a meno che non abiti a brevissima distanza e possa arrivare a piedi, o abbia la fortuna inusuale di avere un parcheggio riservato ai dipendenti) non ha la possibilità di approdare alla meta in tempo utile. Sia che abiti nei quartieri Leggi ancora...
Tengo fra le mani la mia tazza di tè della colazione. Una comune tazza bianca a fiori blu, non bella, di arcopal, forse una superstite di quelle in vendita come contenitore della nutella, quando ancora ne compravo per le figlie ragazzine; secoli fa. Le vendevano al supermercato, così come i bicchieri con i palloni di calcio o le auto di formula uno. Mi piace versare il tè e, subito dopo, il di latte che si sparge leziosamente a nuvola. Incidentalmente penso anche a queste cose mentre bevo senza parlare.
Finito il tè, con ancora la tazza tiepida tra le mani penso... buono e caldo al punto giusto; poi parlo:
- Buono, chissà perchè, invece, se capita di prendere un tè al bar è sempre troppo bollente e senza sapore. -
- Questione di scambio di calore!- Risponde pronto l'Ing. che non perde mai una battuta. -
Già, quando uno conosce la termodinamica, la termotecnica ...

).Per Simona e la sua classe (e i miei ragazzi)
Non so tutto
non l'ho mai saputo.
E quel poco o quel molto
ho insegnato
I tuoi occhi,
una luce che, accesa,
mi seguiva e spingeva
a parlare.
Come un semplice filo
di lana, un po' grossa
e tramata:
una voce, la mia
e in quell'aula
due finestre, tre file
di banchi
e pareti a racchiudere il tutto.
Uno sguardo fissato ed attento
ed il cuore ti dice: continua
non lo perdere il filo
è il momento
in cui tutto ha il suo senso
in cui tutto
puoi ancora spiegare.
Non ci sono denari
e interessi:
tu lo fai
lo faresti per niente
E' il tuo tempo
e il tuo studio:
il quei cuori
tutto quanto tu vai a riversare.
Solo questo
e nient'altro
è insegnare.

Claudius ha tra i venticinque e i trenta; è salito sulla metropolitana, scenderà alla stazione San Paolo.
Claudius è contento, finalmente può viaggiare tranquillo, senza biglietto; finalmente, pensa, qui non ti rompe le scatole nessuno. Viene da un paese più triste e povero, più serio; là i poliziotti ti arrestano davvero per nulla,pensa, e lui ci è passato tre volte. Passato in galera, ovviamente. Galere vere, da piangere. Claudius ha fatto un viaggio lungo ma senza problemi; al terzo arresto il capo poliziotto gli aveva detto:
Ora basta; te ne vai.
Dove vado io?
Come dove? Fuori di qui, non vogliamo delinquenti da noi.
Non sono un delinquente, capo… per una spinta a una vecchia … volevo solo i suoi soldi.
Ah, solo i soldi? Ma quella ha una gamba rotta e tu sai quanto costa l’ospedale allo stato? E poi hai rubato un’auto.
Capo, ma che dici, io non rubo. Io avevo bisogno della macchina.
Insomma basta. Fuori di qui. Domani parti.
Claudius era stato disperato. Poi a casa i fratelli gli avevano spiegato.
Tranquillo Claudius , è buono per te. Là dove ti mandano niente galera. Niente spese, niente problemi. E poi ci sono amici e commari.
Come amici?
Ma sì, sono in tutte le città.
Dove vai trovi amici. Dove vai hai auto, hai casa, hai tutto: vestiti, pasti, da bere e fumare. Solo qualche giorno per strada, poi assegnazione casa e sussidio. Se malattia vai in ospedale. Pronto Soccorso e medicine gratis. Poi c’è nostro avvocato.
Avvocato? E che ci faccio con Avvocato.
Vedrai, là con Avvocato tutto ok.
Con un po’ di paura Claudius era partito: autobus, poi treno, poi autobus: lungo e per diversi paesi quel viaggio. Non dire il tuo vero nome gli avevano detto; e lui era passato.
Vado a trovare mio fratello che ha lavoro per me.
Che lavoro?
Muratore.
E tu sai fare il muratore?
Fatto scuola di muratoria.
Ok.
Poi tutto fu facile. Paese bello, caldo. Mangiare e vino buoni, nessuno ti chiede il biglietto. Neanche altre cose. Amici buoni. Lavorato solo pochi mesi. Poi disoccupato con sussidio. E si arrangia.
Claudius ora, sulla metro, vede salire una donna anziana. La stazione San Paolo è la prossima fermata; c’è ancora un breve tratto di percorso in galleria; poi fuori, in superficie; il cielo è sereno e le luci disegnano traiettorie irregolari sul finestrino sporco.
La donna anziana al primo sobbalzo cerca un appiglio; ma scivola. Claudius, che ha messo un piede avanti, come per scendere ondeggia come se stesse per perdere l’equilibrio, ma ora si china con altri per rialzarla.
Alla stazione scende con veloce. Si infila nel treno per Ostia. Quasi vuoto.
Poco dopo fa cadere dal finestrino un portamonete vuoto e, tenendo le mani in tasca conta soldi che stringe in pugno.
Buono. Dovrebbero essere 80 euro.
Vecchia idiota, sogghigna Claudius . Se ne accorgerà e starà già strillando come una gallina spennata.
Chi se ne frega.